“Turandot” e la mostra documentaria dedicata a Gianandrea Gavazzeni

“Turandot” e la mostra documentaria dedicata a Gianandrea Gavazzeni

Dopo aver inaugurato con successo di pubblico e critica la stagione lirica con la rarità donizettiana Olivo e Pasquale, in attesa della prima edizione del Donizetti Opera, la programmazione della Fondazione Donizetti preparata da Francesco Micheli rinnova l’appuntamento con il repertorio operistico più tradizionale: il 3 e il 5 novembre andrà in scena Turandot al Teatro Donizetti, l’ultima opera incompiuta di Giacomo Puccini, in una coproduzione dei Teatri di OperaLombardia con la riproposta di un allestimento del 2003 della Fondazione del Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena. Lo spettacolo ha aperto la Stagione di OperaLombardia il 30 settembre scorso al Teatro Grande di Brescia e concluderà il tour del circuito dei teatri lombardi a dicembre al Sociale di Como.

L’esotico dramma corale, ambientato nella favolistica Pechino della principessa Turandot, trasformata da fiaba gozziana in un mirabile libretto da Giuseppe Adami e Renato Simoni, diventa uno spettacolo essenziale, che ricrea un Oriente simbolico ed enigmatico, con semplici ma imponenti elementi scenici ideati dal bergamasco Giuseppe Frigeni (allievo di Bob Wilson, Luca Ronconi e Peter Stein) a cui è affidata anche la regia, le luci e le coreografie con la collaborazione di Marina Frigeni; i costumi sono invece di Amélie Haas. Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano una fra le più interessanti giovani bacchette di oggi, Carlo Goldstein. Fra i protagonisti il soprano Teresa Romano nel ruolo della principessa di ghiaccio, il tenore Rubens Pelizzari sarà il principe ignoto Calaf, Maria Teresa Leva vestirà i panni di Liù, Marco Voleri quelli di Altoum e Alessandro Spima come Timur; Ping Pang e Pong saranno rispettivamente Leo An, Saverio Pugliese e Edoardo Milleti; Omar Kamata quale Mandarino. Il Coro di OperaLombardia è diretto da Diego Maccagnola, quello di voci bianche Mousiké – Smim Vida di Cremona da Hector raul Dominguez.

Mercoledì 2 novembre alle ore 18, per il ciclo “I caffè del teatro”, i tradizionali incontri di presentazione al pubblico delle opere in programma, Virgilio Bernardoni – docente di storia della musica dell’Università di Bergamo – introdurrà il pubblico all’ascolto di Turandot, ultima opera incompiuta di Giacomo Puccini; seguirà aperitivo offerto da San Lucio Events (ingresso libero sino ad esaurimento dei posti disponibili).

Il debutto a Bergamo di questa nuova produzione di Turandot sarà preceduto, giovedì 3 novembre alle ore 19 nel Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti, da un importante avvenimento: l’inaugurazione della mostra documentaria Gavazzeni a Bergamo nel nome di Donizetti, con l’esposizione di materiali dell’Archivio del Teatro Donizetti insieme a quelli dell’Archivio Comunale e della Biblioteca Civica Angelo Mai, realizzata con il concorso di Fondazione Bergamo nella Storia e GAMeC. Gianandrea Gavazzeni, musicista, direttore d’orchestra e intellettuale bergamasco il cui nome è profondamente legato al repertorio donizettiano e alla nascita della Fondazione Donizetti, viene quest’anno ricordato con particolare attenzione nei vent’anni dalla scomparsa; a lui infatti è dedicata l’intera attività artistica 2016, il convegno svoltosi la scorsa settimana, questa mostra e una scelta di testi inseriti nei programmi di sala di Turandot e La traviata.

La mostra, aperta sino all’8 gennaio 2017 e visitabile in coincidenza con gli spettacoli in calendario al Donizetti, ha la curatela musicologica e documentaria di Federico Fornoni e l’organizzazione di Clelia Epis della Fondazione Donizetti.

“Nel 1776 – afferma Paolo Fabbri, direttore scientifico della Fondazione – un pioniere della storiografia musicale come John Hawkins scriveva che coltivare le memorie biografiche dei musicisti era il doveroso saldo di un debito, da parte di chi aveva goduto della loro arte. Oltre a quanto Bergamo deve a Gavazzeni, la Fondazione Donizetti gli è in particolare debitrice anche dell’impulso originario alla sua stessa istituzione. Per ravvivarne dinamicamente la memoria a vent’anni dalla morte, si è pensato non tanto a una commemorazione, quanto piuttosto a un’occasione per ripensarne la figura sfaccettata e attivissima in più direzioni, e ripercorrerne le tracce donizettiane lasciate a Bergamo. Per farlo, sono stati mobilitati studiosi e critici militanti, impegnati nel vivo di una giornata di studi e sulle pagine di un Quaderno della Fondazione Donizetti. Soprattutto mi piace sottolineare la possibilità di avere a disposizione, e ora di esibire, materiali d’archivio e documentari preziosi e significativi, accumulati da varie istituzioni bergamasche: teatro, biblioteche, uffici comunali. È il frutto di un’oculata conservazione e gestione delle carte e delle testimonianze visive, e il sintomo di un’attenta considerazione per la storia anche recente, che non tutti possono vantare. Non dimentichiamoci che Bergamo è anche questo”.

La mostra unisce i nomi dei due grandi musicisti bergamaschi e, a vent’anni dalla scomparsa del direttore d’orchestra, si dà conto di tutte le produzioni donizettiane da lui dirette in città: dal 1939 – quando fu programmato il balletto Il furioso all’isola di San Domingo, con musiche dello stesso Gavazzeni per un soggetto tratto dall’opera omonima di Donizetti – al 1995, con la direzione di Caterina Cornaro pochi mesi prima che il musicista morisse. Gavazzeni non si considerava uno specialista donizettiano: i suoi interessi e il suo repertorio erano molto vasti, tuttavia è vero che le sue letture delle opere del concittadino e la proposta di titoli poco noti sono stati di eccezionale rilevanza per la cosiddetta Donizetti renaissance.

Manifesti, spartiti annotati, lettere autografe, contratti, quietanze di pagamento, bozzetti, figurini, fotografie di scena consentono di ricostruire mezzo secolo di attività teatrale bergamasca. Accanto ai materiali dell’Archivio del Teatro Donizetti sono esposti quelli dell’Archivio Comunale e della Biblioteca Civica Angelo Mai; oggetti, dunque, interamente provenienti da collezioni pubbliche della città: una decisione programmatica, presa per porre l’attenzione sul ricchissimo patrimonio culturale di Bergamo quale bene collettivo, accessibile, consultabile e fruibile. La mostra è inoltre realizzata con il concorso di Fondazione Bergamo nella Storia e GAMeC: una rete di istituzioni territoriali all’insegna di due personaggi che continuano a fare conoscere il nome di Bergamo nel mondo.