Prima di essere il maestro di Donizetti, Giovanni Simone Mayr (1763-1845) fu uno dei protagonisti della vita musicale italiana tra la fine del Settecento e i primi due decenni dell'Ottocento.


Bavarese di nascita, si formò musicalmente a Venezia negli anni '90, stabilendosi a Bergamo nel 1802 come maestro di cappella in S. Maria Maggiore. A questo impiego stabile, Mayr affiancò il lavoro parallelo di operista che, nel periodo 1800-1814 lo portò via via a Venezia, Milano e in altre città del Regno d'Italia, nonché a Trieste (1801), Vienna (1802-1803), Roma (1808), e soprattutto in una grande capitale della musica europea come Napoli (1813-1815 e 1817).

Per dirne la notorietà, nel 1805 Mayr ebbe da Napoleone la proposta di diventare «maestro e direttore del teatro e de' concerti» della corte imperiale. Fino all'avvento di Rossini, Mayr senza dubbio fu il più stimato operista attivo in Italia.

Tra gli interessi che lo accompagnarono per tutta la sua lunga vita figurano la diffusione della cultura musicale, l'insegnamento e perfino una partecipe sollecitudine sociale. Fu importantissimo didatta, fondatore e organizzatore di enti educativi, storiografo e propugnatore d'iniziative culturali, ma attento anche ai risvolti sociali della professione.

In un'epoca in cui i musicisti erano perlopiù artigiani di più o meno elevato livello, la figura di Mayr spicca singolarmente per qualità d'arte ma anche per il suo spessore intellettuale.