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    “Il castello di Kenilworth”: al Teatro sociale va in scena lo scontro fra regine

    Il direttore musicale Riccardo Frizza dirige le dive del belcanto Jessica Pratt e Carmela Remigio

    Bergamo, Teatro Sociale, sabato 24 novembre, ore 20.30

     

    Dopo il debutto dell’opera del progetto #donizetti200 Enrico di Borgogna, va in scena sabato 24 novembre alle 20.30, al Teatro Sociale di Bergamo il secondo titolo del programma della quarta edizione del festival internazionale Donizetti Opera, Il castello di Kenilworth (repliche 30 novembre – 2 dicembre). Prima delle tre opere che Gaetano Donizetti dedica ad Elisabetta I d’Inghilterra (anche per questo spesso identificata come “Elisabetta al castello di Kenilworth”), per questo titolo, considerato “mitico” dagli appassionati – nella nuova revisione sull’autografo a cura di Giovanni Schiavotti – salirà sul podio il direttore musicale Riccardo Frizza; la regia è invece affidata a Maria Pilar Pérez Aspa. Interpreti vocali, due dive del belcanto come Jessica Pratt (nel ruolo di Elisabetta) e Carmela Remigio (in quello di Amelia) già protagoniste nelle precedenti edizioni del festival di spettacoli di grande successo; quindi nei ruoli tenorili Xabier Anduaga (in alternanza con Francisco Brito) e Stefan Pop. Le scene sono di Angelo Sala, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Fiammetta Baldisseri. L’Orchestra è la Donizetti Opera e il Coro Donizetti è sempre guidato da Fabio Tartari.

    Il castello di Kenilworth andò in scena al San Carlo di Napoli il 6 luglio 1829. Fu scritta da Donizetti su un libretto di Andrea Leone Tottola, che rideclinava in termini operistici un romanzo di Walter Scott, Kenilworth (1821), attraverso varie mediazioni, però, che in una certa misura allontanavano quel libretto dalla fonte letteraria inglese: la prima era Leicester ou le Château de Kenilworth di Scribe e Auber (1823), che costituiva il precedente teatral-musicale, la seconda una commedia di Gaetano Barbieri (1824), dalla quale Tottola ricavò anche il titolo in lingua italiana del suo libretto. Da entrambe il libretto di Tottola derivò il finale lieto, con il perdono accordato dalla regina Elisabetta all’amato Leicester che aveva sposato in segreto la giovane Amy Robsart (mentre, nel romanzo di Scott, Amy muore per mano del crudele Varney).

    Il castello di Kenilworth costituisce comunque l’avvio delle opere di soggetto inglese degli anni Trenta, e soprattutto, dopo Anna Bolena, delle ‘elisabettiane’: Maria Stuarda e Roberto Devereux. È anche la prima che contrappone due ruoli femminili, altra costante nelle opere inglesi donizettiane. Questi tratti anticipatori evidenziano il ruolo che Il Castello di Kenilworth ebbe nel traghettamento del teatro donizettiano dal dramma di impronta classicista al dramma romantico, e la definitiva liquidazione del modello rossiniano, che ancora qui mantiene comunque una sua impronta. Il cantiere aperto sulla nuova edizione di questo titolo consentirà anche di cogliere modi e tempi di questo passaggio.

    Ad arricchire la giornata di sabato 24, alle ore 11 nella meravigliosa cornice di Palazzo Agliardi, l’Academia Montis Regalis eseguirà il primo dei concerti cameristico nelle dimore storiche bergamasche grazie alla collaborazione con il festival DimoreDesign: in programma musiche di Sammartini e Haydn. Alle ore 16, presso la Casa Natale di Donizetti (via Borgo Canale, 14), Paolo Fabbri, Claudio Toscani, Alberto Zanardi e i musicologi della sezione scientifica della Fondazione, presenteranno l’oratorio La creazione del mondo di Haydn che sarà eseguito giovedì 29 novembre alle 20.30 nella Basilica di Santa Maria Maggiore.